Quando ci troviamo davanti allo scaffale dei derivati del pomodoro, la nostra attenzione viene immediatamente catturata da una serie di simboli colorati, bollini e certificazioni che sembrano guidarci verso la scelta migliore. Questa strategia di marketing visivo si fa ancora più incisiva quando acquistiamo per i nostri bambini: un’immagine rassicurante, un bollino che richiama la tradizione o un simbolo che evoca naturalezza possono convincerci in pochi secondi che quel prodotto sia l’ideale per la tavola di famiglia. Ma quanto di questa comunicazione corrisponde effettivamente a ciò che finisce nel piatto dei più piccoli?
L’illusione della garanzia visiva
I pomodori pelati e le passate rappresentano prodotti basilari della nostra alimentazione quotidiana, ingredienti che utilizziamo per preparare sughi, minestre e innumerevoli ricette destinate anche ai bambini. Proprio per questo motivo, la presenza di simboli rassicuranti sulla confezione genera un effetto psicologico potente: ci fa abbassare la guardia e ci convince che non sia necessario approfondire ulteriormente.
I bollini possono indicare certificazioni reali come DOP, IGP, biologico o marchi regionali, ma non sempre ciò che certificano coincide con ciò che percepiamo. Un simbolo che richiama la qualità territoriale, ad esempio, può riguardare esclusivamente l’origine geografica o la filiera, senza garantire l’assenza di sale aggiunto o di regolatori di acidità . La nostra mente, però, tende a generalizzare: se c’è un bollino di qualità , allora va bene per mio figlio, anche se quell’aspetto specifico non è coperto dalla certificazione.
Quello che i simboli non dicono sul contenuto di sale
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio il sodio. Diverse conserve di pomodoro in commercio contengono sale aggiunto, mentre altre sono fatte solo con pomodoro e talvolta basilico, senza sale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di ridurre il più possibile l’apporto di sale nei primi anni di vita, suggerendo per gli adulti meno di 5 grammi al giorno e sottolineando la necessità di apporti ancora inferiori in età pediatrica.
Il sodio viene spesso utilizzato nell’industria alimentare per migliorare la palatabilità e la conservazione dei prodotti, incluse alcune conserve vegetali. I simboli sulla confezione raramente mettono in evidenza questo dato: potremmo trovarci di fronte a certificazioni che attestano l’origine geografica o il metodo di coltivazione, ma che non forniscono alcuna informazione immediata sulla presenza o meno di sale aggiunto. L’unico modo per saperlo con certezza è leggere la lista ingredienti, dove la presenza di sale deve essere dichiarata per legge, e la tabella nutrizionale alla voce sale o sodio.
Acidità e additivi nascosti dietro il packaging
Un altro elemento che merita attenzione riguarda l’acidità del prodotto finale. Le conserve di pomodoro sono prodotti naturalmente acidi, con un pH tipicamente tra 4 e 4,5, un livello che garantisce sicurezza microbiologica ma che può risultare poco tollerato da bambini o adulti con reflusso o mucosa gastrica particolarmente sensibile.
L’acidità può dipendere sia dalla varietà di pomodoro utilizzata, sia dall’eventuale aggiunta di correttori di acidità come l’acido citrico, largamente usato in succhi e conserve per stabilizzare il pH. L’acido citrico è un additivo autorizzato e considerato sicuro dall’EFSA, ma per un’alimentazione infantile attenta si può preferire, quando possibile, un prodotto che ne sia privo, soprattutto se il bambino presenta già disturbi gastroesofagei.
Gli additivi, sebbene autorizzati dalla normativa europea, rappresentano un capitolo a parte. Alcuni prodotti possono contenere regolatori di acidità come acido citrico o acido lattico che modificano il pH naturale del pomodoro, antiossidanti come l’acido ascorbico per preservare colore e caratteristiche, o cloruro di calcio, spesso impiegato nelle conserve di pomodori pelati per mantenerne la compattezza durante la lavorazione. Nessuno di questi elementi viene evidenziato dai simboli sulla parte frontale della confezione, che invece puntano su aspetti emotivi o genericamente qualitativi.

Come leggere veramente l’etichetta oltre i simboli
La competenza del consumatore consapevole si costruisce imparando a guardare oltre la comunicazione visiva immediata. Quando si acquista per bambini, la lista degli ingredienti diventa il vero strumento di valutazione. Per un uso frequente nell’alimentazione infantile, molti pediatri e nutrizionisti suggeriscono di preferire prodotti con composizione essenziale: solo pomodoro e, se gradito, basilico, senza sale aggiunto, zuccheri o additivi non necessari.
La tabella nutrizionale offre ulteriori informazioni preziose. Il contenuto di sodio naturalmente presente nel pomodoro è molto basso, nell’ordine di 5-20 milligrammi per 100 grammi di prodotto fresco. In una passata senza sale aggiunto, i valori dichiarati in etichetta per il sale sono quindi tipicamente molto bassi, mentre valori nell’ordine di circa 0,1-0,2 grammi di sale per 100 grammi indicano di solito l’aggiunta di sale, anche se in quantità ancora moderate. Questo è un dato che i bollini frontali raramente comunicano in modo esplicito.
L’importanza della provenienza oltre il folklore visivo
Molti simboli giocano sulla provenienza geografica, utilizzando colori e icone che richiamano il territorio italiano. Pur essendo un aspetto positivo quando autentico per tracciabilità e controllo della filiera, la provenienza da sola non garantisce l’adeguatezza del prodotto per l’alimentazione dei bambini. Un pomodoro coltivato in Italia può comunque essere trasformato con l’aggiunta di sale, zuccheri o additivi, oppure essere sottoposto a processi tecnologici che modificano parte delle sue caratteristiche nutrizionali iniziali.
La trasparenza reale si ottiene quando l’etichetta specifica non solo l’origine della materia prima, ma anche la presenza o assenza di sale aggiunto, la presenza o assenza di correttori di acidità o altri additivi, ed eventualmente il tipo di lavorazione. Questi dettagli difficilmente vengono sintetizzati in un simbolo accattivante, richiedendo invece una lettura attenta del retro della confezione.
Educare lo sguardo per proteggere la salute
L’acquisto consapevole per l’alimentazione infantile richiede un cambio di prospettiva: smettere di affidarsi ai simboli come garanzia assoluta e sviluppare l’abitudine di verificare personalmente. I bollini possono essere un punto di partenza, un primo filtro per scegliere prodotti biologici o di filiera corta, ma non dovrebbero mai essere l’unico criterio di scelta.
Dietro un packaging rassicurante può celarsi un prodotto con sale aggiunto o additivi che, pur legali e sicuri, non sono indispensabili in un alimento usato spesso per i bambini, mentre una confezione più sobria può contenere esattamente ciò che stiamo cercando: solo pomodoro, senza aggiunte superflue. Dedicare pochi secondi in più alla lettura dell’etichetta rappresenta un investimento minimo a fronte di benefici significativi per la qualità complessiva della dieta dei nostri figli. Le aziende conoscono bene il potere persuasivo dei simboli e lo utilizzano legittimamente, ma la responsabilità finale della scelta rimane nelle nostre mani, insieme alla possibilità di distinguere la sostanza dall’apparenza.
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