Nonna cerca di calmare il nipote in lacrime ma non ci riesce: poi scopre cosa stava sbagliando da sempre

Le crisi emotive dei bambini rappresentano una sfida complessa anche per genitori esperti, figuriamoci per i nonni che si trovano a gestire dinamiche relazionali profondamente cambiate rispetto alla loro esperienza genitoriale. Quando un nipotino esplode in un pianto disperato o manifesta paure apparentemente immotivate, la sensazione di inadeguatezza può diventare opprimente. Eppure, questa difficoltà nasconde un’opportunità preziosa: costruire un legame unico, diverso da quello genitoriale, ma altrettanto significativo per lo sviluppo emotivo del bambino.

Perché le crisi emotive dei bambini sono diverse oggi

La prima consapevolezza necessaria riguarda il contesto: i bambini di oggi crescono in un ambiente diverso da quello in cui sono stati educati molti nonni. Esiste una combinazione di fattori che può contribuire a una maggiore vulnerabilità emotiva e a difficoltà di regolazione. I ritmi familiari più frenetici, il maggior carico di stress degli adulti di riferimento e l’esposizione molto precoce agli schermi hanno modificato profondamente il panorama emotivo dell’infanzia contemporanea.

L’uso intensivo e precoce dei dispositivi digitali è stato associato, in diversi studi, a maggiori livelli di irritabilità, iperattività, ansia e umore depresso nei bambini, soprattutto quando sostituisce il gioco libero, il sonno adeguato e le interazioni faccia a faccia. I disturbi di salute mentale in età evolutiva risultano in aumento o più frequentemente intercettati rispetto al passato.

I nipoti non sono quindi più capricciosi dei figli di un tempo: sono immersi in una realtà che richiede competenze emotive e di autoregolazione più complesse. Questo significa che le tecniche educative del passato, spesso basate sulla minimizzazione o svalutazione delle emozioni, risultano meno efficaci e possono ostacolare lo sviluppo di una buona regolazione emotiva. Frasi come “Non è niente, smettila di piangere” rappresentano ormai una modalità obsoleta che la ricerca scientifica sconsiglia.

Studi sulla socializzazione delle emozioni mostrano che l’invalidazione costante delle emozioni infantili è associata a maggiore rischio di ansia, depressione e difficoltà di regolazione emotiva. Il cervello infantile in fase di sviluppo ha bisogno di co-regolazione emotiva, cioè di adulti che aiutino il bambino a modulare e organizzare i propri stati interni, più che di semplice repressione dell’espressione emotiva.

La co-regolazione: il segreto nascosto dietro la calma

Quando osserviamo un genitore calmare efficacemente un bambino in crisi, raramente riconosciamo il processo invisibile in atto. Non si tratta di parole magiche o di tecniche segrete, ma di co-regolazione emotiva: la capacità del sistema nervoso dell’adulto di influenzare e stabilizzare quello del bambino attraverso la presenza fisica, il tono di voce, lo sguardo e il ritmo respiratorio.

La ricerca sull’attaccamento e sulla regolazione diadica mostra che i bambini percepiscono e risuonano con lo stato emotivo dell’adulto, anche a livello non verbale. I sistemi di risposta allo stress del bambino sono sensibili alla qualità della regolazione emotiva e fisiologica dell’adulto di riferimento. Se la nonna è internamente molto agitata, preoccupata o frustrata, il bambino può percepire questa tensione attraverso segnali non verbali come l’espressione del volto, la postura e il tono di voce, con il rischio di intensificare la propria disregolazione.

Paradossalmente, la chiave non sta tanto nel saper fare qualcosa al bambino, quanto nel riuscire a mantenere, per quanto possibile, uno stato interno di relativa calma e disponibilità. Respirare lentamente e consapevolmente prima di intervenire, fare alcuni respiri profondi rilassando spalle e mascella aiuta ad attivare il sistema nervoso parasimpatico e a ridurre lo stress fisiologico, favorendo una presenza più calma con il bambino.

Se il bambino lo accetta, un abbraccio fermo e rassicurante o tenerlo in braccio può ridurre la frequenza cardiaca e i livelli di stress. Il contatto fisico contenitivo trasmette il messaggio implicito: “Posso stare con te in questa tempesta emotiva”. La validazione delle emozioni senza passare subito al problem-solving rappresenta un altro strumento potente. Frasi come “Vedo che sei davvero arrabbiato” o “Capisco che sei triste” riconoscono l’esperienza emotiva del bambino e sono associate, nel lungo termine, a una migliore regolazione emotiva rispetto alle risposte che minimizzano o puniscono l’emozione.

Rimanere fisicamente vicini, disponibili ma non pressanti, permette al bambino di attraversare il picco emotivo sentendosi al sicuro, in linea con il concetto di base sicura della teoria dell’attaccamento.

Quando il confronto con i genitori diventa paralizzante

Molte nonne cadono nella trappola del confronto: “Mia figlia riesce a calmarlo in cinque minuti, io no”. Questa idea ignora un punto fondamentale della psicologia dello sviluppo: il bambino si comporta in modo diverso con persone diverse perché ogni relazione attiva schemi emotivi e aspettative specifiche.

Con i genitori, soprattutto con la figura principale di accudimento, i bambini piccoli tendono spesso a esprimere in modo più intenso frustrazione e tristezza proprio perché la relazione è percepita come più sicura. Studi sull’attaccamento mostrano che la possibilità di esprimere apertamente il disagio è caratteristica di un attaccamento sicuro, non di una relazione problematica. Le crisi più intense con la mamma o il papà sono paradossalmente un segnale positivo.

Con i nonni, il bambino può mettere in atto pattern relazionali diversi, talvolta più contenuti, talvolta più esplosivi, non necessariamente peggiori ma semplicemente legati alla specifica storia e qualità di quella relazione. I genitori, vivendo quotidianamente con il figlio, sviluppano nel tempo un repertorio molto fine di segnali, rituali e micro-strategie comunicative che li aiuta a intervenire in modo rapido e mirato.

Pretendere di replicarli subito è irrealistico. I nonni possono invece sviluppare il proprio linguaggio emotivo con i nipoti, fatto di gesti, parole e rituali condivisi che appartengono solo a quella relazione specifica.

Costruire il proprio repertorio di sicurezza emotiva

Invece di imitare i genitori, i nonni possono valorizzare risorse tipiche della loro posizione relazionale. Molti nonni, non dovendo conciliare quotidianamente lavoro e gestione domestica, possono permettersi tempi più distesi e ritmi più lenti. Un ambiente meno frenetico è riconosciuto come fattore protettivo per il benessere emotivo dei bambini, favorendo gioco libero e interazioni di qualità.

Trascorrere tempo all’aperto, in spazi verdi, è associato a riduzione dello stress e miglioramento dell’umore sia nei bambini sia negli adulti. Portare il bambino all’aperto durante o dopo una crisi emotiva può facilitare il ritorno a uno stato di maggiore calma. La connessione con la natura diventa così un alleato prezioso per i nonni.

Offrire materiali che stimolino il tatto, l’olfatto o la propriocezione, come palle antistress, pupazzi morbidi, coperte pesate o oggetti da manipolare, è in linea con gli interventi di tipo sensoriale usati per aiutare i bambini nella regolazione emotiva. Creare insieme una piccola scatola della calma può dare al bambino un senso di controllo e prevedibilità.

Raccontare storie in cui anche mamma o papà, da piccoli, provavano paura o rabbia aiuta il bambino a normalizzare le proprie emozioni e a integrarle in una narrazione coerente di sé. La costruzione di storie autobiografiche è considerata un potente strumento di regolazione emotiva e di sviluppo della resilienza.

Dialogare con i genitori senza sentirsi giudicati

La comunicazione con i genitori rappresenta spesso il vero nodo critico. Chiedere consigli può essere vissuto come un’ammissione di fallimento, mentre non chiedere nulla può creare fraintendimenti e tensioni. Gli studi sulla collaborazione tra generazioni mostrano che un’alleanza chiara e rispettosa tra genitori e nonni è associata a un miglior funzionamento familiare e a minori conflitti educativi, a beneficio del bambino.

Quale frase hai sentito più spesso da piccolo durante una crisi?
Non è niente smettila
Piangi pure ti capisco
Vai in camera tua
Ti do un motivo per piangere
Conta fino a dieci

La soluzione sta nel posizionare la conversazione come collaborazione, non come valutazione delle proprie competenze. Frasi come “Mi piacerebbe capire meglio cosa lo aiuta quando è molto stanco; ho visto che tu fai così, puoi spiegarmi?” valorizzano le competenze dei genitori e riducono il vissuto di giudizio reciproco. Questo approccio trasforma la richiesta in un gesto di rispetto verso la conoscenza specifica che i genitori hanno del figlio, non in un’ammissione di inadeguatezza personale.

Quando la vulnerabilità diventa forza relazionale

Mostrare la propria umanità e i propri limiti ai nipoti non è segno di debolezza, ma di autenticità relazionale. La ricerca sulla socializzazione delle emozioni indica che adulti capaci di riconoscere e nominare le proprie difficoltà emotive forniscono ai bambini un modello di gestione sana delle emozioni.

Un bambino che sente la nonna dire “In questo momento mi sento un po’ in difficoltà, ma rimango qui con te finché non ti senti meglio” riceve un messaggio chiaro: le emozioni difficili non vanno negate, ma possono essere attraversate insieme, in una relazione sicura. Questo tipo di trasparenza emotiva contribuisce allo sviluppo della resilienza, intesa come capacità di far fronte alle difficoltà contando su relazioni di supporto.

I bambini non hanno bisogno di adulti infallibili, ma di adulti sufficientemente presenti, coerenti e disponibili a restare accanto a loro anche quando la situazione è difficile. Le crisi emotive dei nipoti, lungi dall’essere un fallimento nella custodia, rappresentano occasioni preziose per tessere legami profondi. Ogni emozione riconosciuta e contenuta con pazienza diventa un mattone invisibile ma reale nella costruzione della sicurezza interna del bambino, che la ricerca sull’attaccamento collega a migliori esiti emotivi e relazionali lungo tutto l’arco di vita. I nonni, con la loro prospettiva spesso meno centrata sulla performance e più sul tempo condiviso, possono offrire proprio ciò di cui molti bambini hanno bisogno: presenza, accettazione e la tranquilla certezza che ogni tempesta emotiva, con il giusto supporto, può essere attraversata.

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