Attenzione alla bresaola che compri: questa informazione sull’etichetta può cambiarti la spesa per sempre

Quando acquistiamo bresaola al supermercato, siamo sicuri di conoscere davvero la sua storia? Questo salume, considerato tra i più salutari e pregiati della tradizione italiana, nasconde spesso una verità che sfugge a molti consumatori: la carne utilizzata per produrla non sempre proviene dal nostro Paese. Una situazione che merita particolare attenzione, soprattutto per chi sceglie questo prodotto pensando di portare in tavola eccellenza italiana al 100%.

Il viaggio nascosto della bresaola sugli scaffali

La bresaola confezionata che troviamo nei frigoriferi del supermercato rappresenta un caso emblematico di come le etichette possano raccontare solo una parte della storia. Molti produttori utilizzano carni bovine provenienti da Sud America, Europa dell’Est o altri Paesi extraeuropei, che vengono poi importate in Italia per la lavorazione e stagionatura. Il risultato? Un prodotto made in Italy dal punto di vista del processo produttivo, ma non necessariamente della materia prima.

Questa prassi è perfettamente legale, ma solleva interrogativi importanti per chi desidera fare scelte consapevoli, specialmente quando si tratta dell’alimentazione dei più piccoli. La qualità delle carni di partenza, i controlli veterinari nei Paesi di origine, le condizioni di allevamento e trasporto rappresentano variabili significative che incidono sul prodotto finale.

Cosa dice realmente l’etichetta: imparare a leggere tra le righe

Dal 2021, la normativa europea impone l’indicazione obbligatoria del Paese di allevamento e macellazione per le carni trasformate. Tuttavia, queste informazioni non sempre risaltano immediatamente agli occhi del consumatore. Spesso sono riportate in caratteri piccoli, in punti poco visibili della confezione, o formulate con diciture che richiedono un’attenzione particolare per essere comprese correttamente.

Quando queste informazioni sono aggregate nella formula “allevato e macellato in UE” o “allevato in UE, macellato in Italia”, significa che il produttore non specifica con precisione la provenienza, lasciando spazio a diverse possibilità geografiche. Le diciture da cercare attentamente includono “Allevato in” seguito dal nome del Paese, che indica dove l’animale ha trascorso la maggior parte della sua vita, oppure “Macellato in” che specifica dove è avvenuta la macellazione. Attenzione particolare merita la dicitura “Lavorato in Italia”, che significa solo che la trasformazione è avvenuta nel nostro Paese, senza garanzie sull’origine della carne.

Perché la provenienza incide sulla qualità e sulla sicurezza

La questione non è semplicemente campanilistica. I diversi Paesi applicano standard differenti per quanto riguarda l’allevamento, l’alimentazione animale, l’uso di farmaci veterinari e i controlli sanitari. Le normative europee garantiscono un livello base di sicurezza, ma esistono differenze sostanziali tra le varie nazioni, sia dentro che fuori l’Unione Europea.

Le carni provenienti da bovini allevati in Sud America, ad esempio, possono derivare da animali cresciuti al pascolo in condizioni estensive, ma sottoposti a regolamentazioni diverse rispetto a quelle italiane o europee. La tracciabilità stessa può risultare più complessa quando la filiera attraversa continenti diversi, rendendo più difficoltosa la verifica dei singoli passaggi produttivi.

Strategie pratiche per un acquisto consapevole

La trasparenza nell’etichettatura non dovrebbe essere un privilegio per esperti, ma un diritto accessibile a tutti. Per orientarsi meglio nella scelta della bresaola, alcuni accorgimenti possono fare la differenza. Quando acquistiamo bresaola al taglio, possiamo chiedere esplicitamente al personale del banco gastronomia l’origine della carne. I professionisti dovrebbero essere in grado di fornire questa informazione consultando la documentazione del prodotto.

Esistono prodotti certificati che garantiscono la provenienza italiana della materia prima. La Bresaola della Valtellina PGI rappresenta un riferimento affidabile per chi cerca autenticità territoriale documentata. Questi prodotti seguono disciplinari rigidi che specificano non solo la zona di lavorazione, ma anche quella di provenienza degli animali, offrendo garanzie concrete sulla filiera produttiva.

Il prezzo come indicatore da interpretare

La bresaola prodotta con carne italiana presenta generalmente un costo superiore rispetto a quella realizzata con carni importate. Questa differenza riflette i maggiori costi di produzione nel nostro Paese, legati a normative più stringenti, costi di manodopera e alimentazione animale. Un prezzo significativamente inferiore alla media di mercato dovrebbe suggerire un approfondimento sull’origine effettiva del prodotto.

Tuttavia, attenzione: un prezzo elevato non costituisce automaticamente garanzia di provenienza italiana. Alcuni marchi applicano margini commerciali importanti indipendentemente dall’origine della materia prima. L’unico modo per avere certezza rimane sempre la verifica dell’etichetta, dedicando qualche secondo in più alla lettura delle informazioni riportate sulla confezione.

Quando la scelta diventa tutela familiare

Per chi acquista bresaola destinata all’alimentazione infantile, la conoscenza della provenienza assume un peso ancora maggiore. I bambini rappresentano una categoria particolarmente sensibile dal punto di vista nutrizionale, e molti genitori preferiscono selezionare prodotti con filiera corta e controllata, di cui possano tracciare con precisione l’origine.

La bresaola viene spesso scelta per i più piccoli grazie al suo profilo nutrizionale favorevole: ricca di proteine, povera di grassi, facilmente digeribile. Proprio per questi motivi, verificare che la materia prima provenga da allevamenti sottoposti a standard elevati diventa parte integrante di una scelta alimentare responsabile.

La consapevolezza del consumatore rappresenta lo strumento più efficace per orientare il mercato verso maggiore trasparenza. Ogni volta che dedichiamo qualche secondo in più alla lettura attenta dell’etichetta, contribuiamo a segnalare ai produttori che l’origine delle materie prime ci interessa davvero. E questo, alla lunga, può fare la differenza nell’offerta che troviamo sugli scaffali.

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